COVID-19 IgG/IgM Rapid Test

Pubblicato il 16/03/2020

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Covid-19 IgG/IgM Rapid Test

COVID-19 IgG/IgM Rapid Test è un dispositivo diagnostico marcato CE per la rilevazione rapida e simultanea di anticorpi anti SARS-CoV-2 di classe G e M in campioni di sangue intero, siero o plasma umani. Destinato al solo uso professionale.

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Coronavirus: di cosa si tratta?

Nel dicembre 2019, un gruppo di casi di polmonite di eziologia sconosciuta è stato segnalato a Wuhan, provincia di Hubei, Cina. A gennaio 2020, la Sindrome Respiratoria Acuta Grave Coronavirus 2 (SARS-CoV-2), appartenente al genere β, è stata identificata come l'agente patogeno di questo primo focolaio e la malattia ad esso correlata è stata definita Coronavirus Disease 2019 (COVID-19).
Il primo focolaio di COVID-19 a Wuhan si è diffuso tanto rapidamente che l'11 marzo 2020 il Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il COVID-19 una pandemia globale. I coronavirus sono virus a RNA a pericapside, ampiamente diffusi tra gli esseri umani, i mammiferi e gli uccelli, e sono causa di malattie respiratorie, enteriche, epatiche e neurologiche. Come riporta il sito del CDC, Centers for Disease Control and Prevention, sono note altre sei specie di coronavirus in grado di causare malattie nell’uomo. Le quattro specie prevalenti - 229E, OC43, NL63 e HKU1 - causano sintomi comuni di raffreddore in individui immunocompetenti. Altri due ceppi - il Coronavirus della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS-COV) e il Coronavirus della Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS-COV) - sono di origine zoonotica e hanno mostrato tassi di mortalità più alti rispetto ad altri.

Sintomi associati al Coronavirus

I sintomi più comuni dell’infezione comprendono febbre, tosse e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l'infezione può causare una grave polmonite, una sindrome respiratoria acuta, un’insufficienza renale e persino la morte. I principali sintomi possono comparire fra i 2 e i 14 giorni dopo l’esposizione al virus, con una media complessiva di 5 giorni.

Sintomi Coronavirus Raffreddore Influenza
  I sintomi variano da lievi a gravi Graduale insorgenza dei sintomi Improvvisa comparsa dei sintomi
Febbre Comune Raro Comune
Affaticamento Alcune volte Alcune volte Comune
Tosse Comune (solitamente secca) Lieve Comune (solitamente secca)
Starnuti No Comune No
Dolore diffuso Alcune volte Comune Comune
Naso che cola o tappato Raro Comune Alcune volte
Mal di gola Alcune volte Comune Alcune volte
Diarrea Raro No Alcune volte, nei bambini
Mal di testa Alcune volte Raro Comune
Fiato corto Alcune volte No No

In caso di presenza dei suddetti sintomi, si consiglia di chiamare il proprio medico curante oppure il numero di emergenza predisposto del paese in cui si risiede e seguire le indicazioni fornite.

Come proteggersi e prevenire il contagio

Attualmente non esiste ancora un vaccino per prevenire la comparsa della malattia, pertanto il modo migliore per scongiurare un possibile contagio è quello di evitare di entrare in contatto con il virus stesso. Questo si diffonde generalmente da persona a persona, soprattutto se a stretto contatto con un soggetto malato. Come cita il sito del Ministero della Salute italiano, la modalità di trasmissione principale è rappresentata dalle goccioline del respiro delle persone infette, tramite:
- la saliva, tossendo e starnutendo
- le mani, ad esempio toccandosi naso, occhi e bocca con le mani non ancora lavate
- contatti diretti personali.
In casi rari il contagio può avvenire anche attraverso contaminazione fecale. È inoltre possibile che alcuni contagi avvengano durante il periodo di incubazione del virus, prima che la persona infetta ne mostri i sintomi. Si raccomanda quindi di rispettare la distanza di sicurezza in qualunque caso.
Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

Le principali raccomandazioni per prevenire la diffusione del contagio includono:
1) Lavarsi regolarmente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi oppure utilizzare un disinfettante per mani che contenga almeno il 60% di alcool;
2) Coprirsi naso e bocca con un fazzoletto quando si tossisce e si starnutisce, oppure farlo all’interno del proprio gomito;
3) Evitare il contatto ravvicinato con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie.
È infine utile pulire e disinfettare eventuali superfici frequentemente toccate durante il giorno, come: tavoli, maniglie, piani di lavoro, interruttori della luce, cellulari, telefoni, scrivanie, tastiere, lavandini, rubinetti e wc.

Come mantenere la curva dei contagi piatta

All’inizio del 2020 il mondo guardava la Cina lottare contro l'inesorabile diffusione di COVID-19 tra la sua popolazione. Due mesi dopo, la situazione è decisamente differente: la Cina è riuscita a stabilizzare e progressivamente diminuire sostanzialmente il numero di contagi grazie ad una massiva azione di testing e di quarantena, scrupolosamente rispettata da tutto il popolo cinese. Appiattire la curva di contagi era il principale obiettivo di questo paese: così la Cina ha dimostrato a tutto il mondo che combattere la pandemia è possibile.

Oggi è altrettanto importante capire come mantenere la curva di contagi piatta: mentre alcuni paesi hanno fallito nella loro risposta alla pandemia, altri hanno invece affrontato la sfida con più successo, limitando l'impatto diretto e indiretto del COVID-19. Questi paesi sono riusciti sia a ridurre il tasso di mortalità che quello di infezione, contenendo al contempo l'impatto socio-economico della pandemia.

Nuovi casi giornalieri COVID-19 aggiornati al 2/09/2020

Come si può vedere dal grafico sopra, Our World in Data sottolinea quanto siano sostanziali le differenze tra i diversi paesi. Sulla base di questi risultati, è possibile dividere i risultati ottenuti in due gruppi diversi:

1) I paesi che hanno monitorato l'epidemia sin dall'inizio o che hanno recuperato rapidamente dopo un'iniziale diffusione. Questi paesi sono stati in grado di appiattire la curva e di ridurre il numero di casi confermati, aumentando al contempo il rapporto fra test e casi accertati.

2) I paesi che hanno testato troppo poco rispetto alle relative dimensioni dell'epidemia e continua a registrare un numero di casi giornalieri molto elevato.

Il primo gruppo è stato in grado di appiattire la curva seguendo le linee guida fornite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità - il SRPP, Strategic Response and Preparedness Plan, integrato con Operational Planning Guidelines to Support Country Preparedness and Report. Questo documento intende essere una guida pratica che definisca le misure di salute pubblica e i servizi sanitari essenziali necessari per prepararsi e rispondere alla pandemia di COVID-19. Delinea le azioni prioritarie da includere nei piani di preparazione e di reazione specifici per paese, verso una risposta pienamente collaborativa e coordinata alla pandemia.

Attraverso queste linee guida, i paesi sono incoraggiati a:
- Nominare una guida, se non lo hanno già fatto, per coordinare e supervisionare lo sviluppo e/o l'aggiornamento del piano nazionale COVID-19 e del piano multi agenzia COVID-19;
- Tracciare una mappa della preparazione e della capacità di risposta esistenti e identificare le principali lacune sulla base delle azioni delineate in questo documento;
- Impegnarsi con le autorità nazionali e con i principali partner tecnici e operativi per identificare i meccanismi di coordinamento appropriati, compreso il cluster sanitario, e assegnare ruoli e responsabilità per affrontare le mancanze chiave che devono essere affrontate;
- Impegnarsi con i donatori locali e i programmi esistenti per mobilitare le risorse e le capacità per l'attuazione dei piani COVID-19;
- Stabilire meccanismi di monitoraggio basati su indicatori chiave di performance per analizzare i progressi e rivedere le prestazioni, al fine di adattare i piani in base alle necessità;
- Condurre revisioni operative periodiche e adeguare le strategie di risposta secondo necessità.

COVID-19 e Vitamina D

Negli ultimi mesi, diversi studi scientifici hanno suggerito come i livelli di vitamina D nell’organismo possano influenzare la gravità delle risposte alla malattia COVID-19.
In particolare, questo collegamento potrebbe essere dovuto al ruolo ben caratterizzato che ha la vitamina D nell’equilibrio tra calcio e fosfato, influenzando la crescita delle ossa e loro turnover. È stato inoltre riscontrato che bassi livelli di vitamina D sono associati ad altre patologie non trasmissibili e ad un maggiore sensibilità a malattie infettive; soprattutto, a quelle che caratterizzano le alte vie respiratorie. Oggi un crescente numero di studi ha provato l’esistenza di una correlazione tra i positivi al COVID-19 e la concentrazione di vitamina D. Uno studio, condotto da D’Avolio et al., ha analizzato 107 pazienti in Svizzera mostrando come bassi livelli di 25(OH)D - il pre-ormone usato per determinare la concentrazione di vitamina D nei pazienti - fossero correlati ad una positività al virus SARS-CoV-2, in particolare in pazienti maschi oltre i 70 anni.

In un’analisi trasversale condotta in tutta Europa, la mortalità da COVID-19 è stata significativamente associata a bassi livelli di vitamina D in differenti popolazioni. La parte di popolazione più a rischio è risultata essere quella con un deficit di Vitamina D, ovvero quella più anziana.

In uno studio del 2017, Martineau AR et al. conclusero che l’assunzione integrativa di vitamina D si è rivelata curativa e protettiva nei confronti di infezioni acute del tratto respiratorio. Descrissero infatti come i pazienti con livelli di vitamina D molto bassi abbiano riscontrato i maggiori benefici. Per tutte queste ragioni, siamo portati a ritenere che sia importante verificare i propri livelli di vitamina D, soprattutto nella categoria più a rischio, uomini oltre i 70 anni.

Pubblicazioni

COVID-19 IgG/IgM Rapid Test è stato utilizzato in molti studi clinici presso diversi centri di ricerca e ospedali europei, risultando nelle seguenti pubblicazioni:

- “SARS-CoV-2 seroprevalence trends in healthy blood donors during the COVID-19 Milan outbreak”, by L. Valenti et al., Submitted to Eurosurveillance, (medRxiv preprint doi: https://doi.org/10.1101/2020.05.11.20098442).
Lo scopo di questo studio era quello di esaminare la sieroprevalenza dell'infezione da SARS-CoV-2 in adulti sani asintomatici, i fattori di rischio e i correlati di laboratorio nell'area metropolitana di Milano. La sieroprevalenza è stata rilevata con un immunodosaggio a flusso laterale, rilevando anticorpi anti-nucleocapside contro SARS-CoV-2. I partecipanti hanno incluso un campione casuale di donatori di sangue dall'inizio dell'epidemia (dal 24 febbraio all'8 aprile 2020, n=789).
I risultati mostrano che all'inizio dell'epidemia, la sieroprevalenza complessiva della SARS-CoV-2 era del 4,6% (da 2,3 a 7,9; P<0,0001 contro 120 controlli storici). Durante il periodo di studio caratterizzato da una graduale attuazione di misure di distanziamento sociale, si è registrato un progressivo aumento della sieroprevalenza al 7,1% (da 4,4 a 10,8), dovuto ad un aumento delle IgG+ al 5% (da 2,8 a 8,2; P=0,004) ma non delle IgM+ (P=NS). In conclusione, lo studio suggerisce che l'infezione da SARS-CoV-2 era già presente nell’area di Milano all'inizio dell'epidemia, con fino al 10% di individui sani che avevano prove di sieroconversione;

- “Rapid antibody testing for SARS-Cov-2 in asymptomatic and paucisymptomatic healthcare professionals in Hematology and Oncology units identifies undiagnosed infections" by P. Corradini et al, Hemasphere (2020) 4:3(e408) http://dx.doi.org/10.1097/.
Lo scopo dello studio era quello di rilevare la prevalenza di infezioni occulte presso il reparto Hemat-Onc dell'Istituto Nazionale Tumori, Milano. Questi casi non documentati rappresentano una minaccia reale per i pazienti, il personale e i familiari.
I dati preliminari della Società Italiana di Ematologia suggeriscono che, anche nell'ambito dell'ematologia e del trapianto di midollo osseo, la mortalità per i pazienti infetti da COVID-19 sembra essere almeno del 30%. Pertanto, misure di controllo rigorose nelle unità Hemat-Onc sono della massima importanza per mantenerle COVID-free.
Tra i partecipanti vi erano lavoratori (medici, infermieri, paramedici e altro personale medico) asintomatici e paucisintomatici, il cui stato sierologico è stato controllato con un test immunologico a flusso laterale che ha rilevato la presenza di anticorpi anti-nucleocapside anti SARS-CoV-2. La presenza di RNA virale è stata ricercata mediante reazione a catena della polimerasi trascrizionale inversa (RT-PCR) in NPS (tampone rinofaringeo) solo in casi sieropositivi.
I risultati hanno dimostrato che la prevalenza di operatori sanitari asintomatici/paucisintomatici nelle unità Hemat-Onc dell'Istituto Nazionale Tumori con una sierologia positiva è del 9,4% e che il 31,8% di questi ha avuto una diagnosi di COVID-19 confermata da RT-PCR di SARS CoV- 2 RNA in NPS. In conclusione, lo screening con ripetuti test sierologici permette di identificare i lavoratori occulti infetti e limita l'uso di NPS.

Bibliografia

1. European Centre for Disease Prevention and Control, Disease background of COVID-19 (https://www.ecdc.europa.eu/en/2019-ncov-backgrounddisease)

2. WHO Director-General's opening remarks at the media briefing on COVID-19 - 11 March 2020 (https://www.who.int/dg/speeches/detail/who-directorgeneral-s-opening-remarks-at-the-media-briefing-on-covid-19---11-march-2020)

3. Xiao AT, Gao C, Zhang S. Profile of specific antibodies to SARSCoV-2: the first report. J Infect 2020. doi: 10.1016/j.jinf.2020.03.012

4. Zhao J, Yuan Q, Wang H, Liu W, Liao X, Su Y, et al. Antibody responses to SARS-CoV-2 in patients of novel coronavirus disease 2019. medRxiv.2020:2020.03.02.20030189

5. Long Q-x, Deng H-j, Chen J, Hu J, Liu B-z, Liao P, et al. Antibody responses to SARS-CoV-2 in COVID-19 patients: the perspective application of serological tests in clinical practice. medRxiv. 2020:2020.03.18.20038018

6. Sethuraman N, Jeremiah SS, Ryo A. “Interpreting Diagnostic Tests for SARS-CoV-2.” JAMA. Published online May 06, 2020. DOI:10.1001/jama.2020.8259

7. Sun et al., “Kinetics of SARS-CoV-2 specific IgM and IgG responses in COVID-19 patients” Emerging Microbes & Infections, 2020, 9:1, DOI:10.1080/22221751.2020.1762515