COVID-19 IgG/IgM Rapid Test

Pubblicato il 16/03/2020

PRIMA Lab SA a supporto del personale sanitario durante l’emergenza Coronavirus

Covid-19 IgG/IgM Rapid Test

COVID-19 IgG/IgM Rapid Test è un dispositivo diagnostico marcato CE per la rilevazione rapida e simultanea di anticorpi anti SARS-CoV-2 di classe G e M in campioni di sangue intero, siero o plasma umani. Destinato al solo utilizzo professionale.

A chi è indirizzato il Test?

COVID-19 IgG/IgM Rapid Test è rivolto a tutti i professionisti del settore sanitario, con l’obiettivo di supportare il personale addetto nella gestione dell’emergenza COVID-19, ricevendo responsi tempestivi sullo stato di salute dei propri pazienti:
- alti standard di sensitività e specificità, quando comparato ad una metodica PCR
- risultati accurati e precisi in soli 10 minuti
- facile da eseguire e interpretare

Come funziona COVID-19 IgG/IgM Rapid Test?

Una precoce diagnosi della malattia è fondamentale: la positività di un soggetto al virus SARS-CoV-2 è attualmente confermata tramite un tampone naso-faringeo, successivamente analizzato con una tecnica di biologia molecolare chiamata PCR - dall’inglese Polymerase Chain Reaction. Questa tecnica prevede la duplicazione di RNA in laboratorio, permettendo in diverse ore di ottenere una crescita esponenziale del filamento. In questo modo è possibile isolare e studiare un tratto qualsiasi di RNA a partire da un campione biologico.

La metodica PCR, in quanto parte del protocollo ufficiale indicato dall’OMS, è il principale sistema di riferimento per dispositivi diagnostici in vitro diretti all’identificazione della patologia COVID-19.

COVID-19 IgG/IgM Rapid Test di PRIMA Lab SA ha mostrato un’ottima concordanza con il metodo PCR, ottenendo una sensibilità combinata del 95%. Il Test, in quanto identificatore di anticorpi, ha la sua efficacia dopo 5-14 giorni dall’insorgenza dei sintomi, cioè dopo l'iniziale fase di incubazione del virus. È stato infatti dimostrato da diversi studi clinici che la risposta immunitaria media contro il virus SARS-CoV-2 si sviluppi entro 14 giorni dalla comparsa dei sintomi come dimostrato in Long et al.

Il Test consiste in un dispositivo immunocromatografico qualitativo che rileva l’eventuale presenza di anticorpi IgG e IgM contro il virus SARS-CoV-2 in campioni di sangue (intero, siero o plasma). Un diluente viene utilizzato per diluire il campione e favorire il flusso lungo la striscia reattiva. Il Test combina un componente IgG e uno IgM, che corrispondono a due linee sulla striscia reattiva posizionata nella cassetta di test. Durante la misurazione, le immunoglobuline anti-SARS-CoV-2 IgG e IgM eventualmente presenti nel campione reagiscono con i reagenti e le nanoparticelle presenti nel Test. In seguito, la miscela migra per capillarità verso la parte alta della membrana della striscia reattiva, interagendo con le due regioni della linea di test con conseguente comparsa di una linea colorata, se il campione contiene anticorpi IgM e/o IgG anti SARS-CoV-2. Se questi non sono presenti allora nessuna linea colorata apparirà nelle due regioni di test, mostrando un risultato negativo. Come controllo procedurale, una linea colorata apparirà sempre nella regione di controllo, indicando che la procedura del test è stata eseguita correttamente.

COVID-19 e Vitamina D

sars-covid-2

Negli ultimi mesi, diversi studi scientifici hanno suggerito una possibile correlazione tra bassi valori di vitamina D e un maggior rischio di contrarre una grave forma di COVID-19.
In particolare, questo collegamento potrebbe essere dovuto al ruolo ben caratterizzato che ha la vitamina D nell’equilibrio tra calcio e fosfato, influenzando la crescita delle ossa e loro turnover. È stato inoltre riscontrato che bassi livelli di vitamina D sono associati ad altre patologie non trasmissibili e ad un maggiore sensibilità a malattie infettive; soprattutto, a quelle che caratterizzano le alte vie respiratorie. Oggi un crescente numero di studi ha provato l’esistenza di una correlazione tra i positivi al COVID-19 e la concentrazione di vitamina D. Uno studio, condotto da D’Avolio et al., ha analizzato 107 pazienti in Svizzera mostrando come bassi livelli di 25(OH)D - il pre-ormone usato per determinare la concentrazione di vitamina D nei pazienti - fossero correlati ad una positività al virus SARS-CoV-2, in particolare in pazienti maschi oltre i 70 anni.

In un’analisi trasversale condotta in tutta Europa, la mortalità da COVID-19 è stata significativamente associata a bassi livelli di vitamina D in differenti popolazioni. La parte di popolazione più a rischio è risultata essere quella con un deficit di Vitamina D, ovvero quella più anziana.

In uno studio del 2017, Martineau AR et al. conclusero che l’assunzione integrativa di vitamina D si è rivelata curativa e protettiva nei confronti di infezioni acute del tratto respiratorio. Descrissero infatti come i pazienti con livelli di vitamina D molto bassi abbiano riscontrato i maggiori benefici. Per tutte queste ragioni, siamo portati a ritenere che sia importante verificare i propri livelli di vitamina D, soprattutto nella categoria più a rischio, uomini oltre i 70 anni.

Scrivere a info@primahometest.com per maggiori informazioni

Sintomi associati al Coronavirus

La malattia da Coronavirus, o COVID-19, è una patologia potenzialmente fatale, causata dalla presenza del virus SARS-CoV-2. La trasmissione da persona a persona dell'infezione da COVID-19 ha portato all'isolamento dei pazienti a cui sono stati successivamente somministrati diversi trattamenti.

I coronavirus sono virus a RNA a pericapside, ampiamente diffusi tra gli esseri umani, i mammiferi e gli uccelli, e sono causa di malattie respiratorie, enteriche, epatiche e neurologiche. Come riporta il sito del CDC, Centers for Disease Control and Prevention, sono note almeno sette specie di coronavirus in grado di causare malattie nell’uomo. Le quattro specie prevalenti - 229E, OC43, NL63 e HKU1 - causano sintomi comuni di raffreddore in individui immunocompetenti. Altri due ceppi - il Coronavirus della Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS-COV) e il Coronavirus della Sindrome Respiratoria del Medio Oriente (MERS-COV) - sono di origine zoonotica e hanno mostrato tassi di mortalità più alti rispetto ad altri.

I sintomi più comuni dell’infezione comprendono febbre, tosse e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l'infezione può causare una grave polmonite, una sindrome respiratoria acuta, un’insufficienza renale e persino la morte. I principali sintomi possono comparire fra i 2 e i 14 giorni dopo l’esposizione al virus, con una media complessiva di 5 giorni.

Sintomi Coronavirus Raffreddore Influenza
  I sintomi variano da lievi a gravi Graduale insorgenza dei sintomi Improvvisa comparsa dei sintomi
Febbre Comune Raro Comune
Affaticamento Alcune volte Alcune volte Comune
Tosse Comune (solitamente secca) Lieve Comune (solitamente secca)
Starnuti No Comune No
Dolorie diffuso Alcune volte Comune Comune
Naso che cola o tappato Raro Comune Alcune volte
Mal di gola Alcune volte Comune Alcune volte
Diarrea Raro No Alcune volte, nei bambini
Mal di testa Alcune volte Raro Comune
Fiato corto Alcune volte No No

In caso di presenza dei suddetti sintomi, si consiglia di chiamare il proprio medico curante oppure il numero di emergenza predisposto del paese in cui si risiede e seguire le indicazioni fornite.

Coronavirus: come proteggersi e prevenire il contagio

Attualmente non esiste ancora un vaccino per prevenire la comparsa della malattia, pertanto il modo migliore per scongiurare un possibile contagio è quello di evitare di entrare in contatto con il virus stesso. Questo si diffonde generalmente da persona a persona, soprattutto se a stretto contatto con un soggetto malato. Come cita il sito del Ministero della Salute italiano, la modalità di trasmissione principale è rappresentata dalle goccioline del respiro delle persone infette, tramite:
- la saliva, tossendo e starnutendo
- le mani, ad esempio toccandosi naso, occhi e bocca con le mani non ancora lavate
- contatti diretti personali
In casi rari il contagio può avvenire anche attraverso contaminazione fecale. È inoltre possibile che alcuni contagi avvengano durante il periodo di incubazione del virus, prima che la persona infetta ne mostri i sintomi. Si raccomanda quindi di rispettare la distanza di sicurezza in qualunque caso.
Studi sono in corso per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus.

Le principali raccomandazioni per prevenire la diffusione del contagio includono:
1) Lavarsi regolarmente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi oppure utilizzare un disinfettante per mani che contenga almeno il 60% di alcool;
2) Coprirsi naso e bocca con un fazzoletto quando si tossisce e si starnutisce, oppure farlo all’interno del proprio gomito;
3) Evitare il contatto ravvicinato con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie.
È infine utile pulire e disinfettare eventuali superfici frequentemente toccate durante il giorno, come: tavoli, maniglie, piani di lavoro, interruttori della luce, cellulari, telefoni, scrivanie, tastiere, lavandini, rubinetti e wc.

Pubblicazioni

COVID-19 IgG/IgM Rapid Test è stato utilizzato in molti studi clinici presso diversi centri di ricerca e ospedali europei, risultando nelle seguenti pubblicazioni:

- “SARS-CoV-2 seroprevalence trends in healthy blood donors during the COVID-19 Milan outbreak”, by L. Valenti et al., Submitted to Eurosurveillance, (medRxiv preprint doi: https://doi.org/10.1101/2020.05.11.20098442).
Lo scopo di questo studio era quello di esaminare la sieroprevalenza dell'infezione da SARS-CoV-2 in adulti sani asintomatici, i fattori di rischio e i correlati di laboratorio nell'area metropolitana di Milano. La sieroprevalenza è stata rilevata con un immunodosaggio a flusso laterale, rilevando anticorpi anti-nucleocapside contro SARS-CoV-2. I partecipanti hanno incluso un campione casuale di donatori di sangue dall'inizio dell'epidemia (dal 24 febbraio all'8 aprile 2020, n=789).
I risultati mostrano che all'inizio dell'epidemia, la sieroprevalenza complessiva della SARS-CoV-2 era del 4,6% (da 2,3 a 7,9; P<0,0001 contro 120 controlli storici). Durante il periodo di studio caratterizzato da una graduale attuazione di misure di distanziamento sociale, si è registrato un progressivo aumento della sieroprevalenza al 7,1% (da 4,4 a 10,8), dovuto ad un aumento delle IgG+ al 5% (da 2,8 a 8,2; P=0,004 ) ma non delle IgM+ (P=NS).<br>In conclusione, lo studio suggerisce che l'infezione da SARS-CoV-2 era già presente nell’area di Milano all'inizio dell'epidemia, con fino al 10% di individui sani che avevano prove di sieroconversione.

- “Rapid antibody testing for SARS-Cov-2 in asymptomatic and paucisymptomatic healthcare professionals in Hematology and Oncology units identifies undiagnosed infections" by P. Corradini et al, Hemasphere (2020) 4:3(e408) http://dx.doi.org/10.1097/.
Lo scopo dello studio era quello di rilevare la prevalenza di infezioni occulte presso il reparto Hemat-Onc dell'Istituto Nazionale Tumori, Milano. Questi casi non documentati rappresentano una minaccia reale per i pazienti, il personale e i familiari.
I dati preliminari della Società Italiana di Ematologia suggeriscono che, anche nell'ambito dell'ematologia e del trapianto di midollo osseo, la mortalità per i pazienti infetti da COVID-19 sembra essere almeno del 30%. Pertanto, misure di controllo rigorose nelle unità Hemat-Onc sono della massima importanza per mantenerle COVID-free.
Tra i partecipanti vi erano lavoratori (medici, infermieri, paramedici e altro personale medico) asintomatici e paucisintomatici, il cui stato sierologico è stato controllato con un test immunologico a flusso laterale che ha rilevato la presenza di anticorpi anti-nucleocapside anti SARS-CoV-2. La presenza di RNA virale è stata ricercata mediante reazione a catena della polimerasi trascrizionale inversa (RT-PCR) in NPS (tampone rinofaringeo) solo in casi sieropositivi.
I risultati hanno dimostrato che la prevalenza di operatori sanitari asintomatici/paucisintomatici nelle unità Hemat-Onc dell'Istituto Nazionale Tumori con una sierologia positiva è del 9,4% e che il 31,8% di questi ha avuto una diagnosi di COVID-19 confermata da RT-PCR di SARS CoV- 2 RNA in NPS. In conclusione, lo screening con ripetuti test sierologici permette di identificare i lavoratori occulti infetti e limita l'uso di NPS.

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